Quei "dialoghi nel buio", luce accesa sui non vedenti

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Istituto dei ciechi, via Vivaio. Questa dal 2005 è la sede di «Dialogo nel Buio», il percorso in assenza di luce ideato nel 1988 da un giornalista a Francoforte. Lo scopo? Aiutare i vedenti a superare i pregiudizi verso i non vedenti e a entrare in contatto con il loro mondo.

Illustrazione di Vincenzo ProgidaIl « Dialogo » , in versione temporanea, sbarca a Milano già da ottobre 2002 a febbraio 2003, a Palazzo Reale. Tra i suoi padrini anche il giornalista Guido Vergani, con un articolo sul Corriere sulla «mostra che apparentemente non mostra». Il pubblico risponde subito bene: più di 30 mila visitatori. Così si decide di rendere l’iniziativa permanente e di trasferirla nella sede dell’Istituto dei ciechi, diretto da Rodolfo Masto, dove fin dall’Ottocento ci si occupa di non vedenti. Qui «Dialogo nel buio» riapre i battenti a dicembre 2005, collezionando molti «numeri» e successi nel decennale che celebra proprio quest’anno. Più di un milione di visitatori in totale, 45.000 solo nel 2015, quota raggiunta al ritmo di trecento persone al giorno. La maggior parte di loro, il 65 per cento, sono studenti. Nel percorso di 75 minuti, accompagnati da una guida non vedente, si impara a muoversi in un mercato, in città e in altri ambienti riprodotti, senza l’ausilio della vista. Un vero «salto nel buio», inteso in senso metaforico come crisi, una scommessa con se stessi e con i pregiudizi che si hanno nei confronti del diverso.

Ma anche un progetto per l’integrazione dei disabili visivi, uno degli impegni cardine dell’istituto. «Ad oggi lavorano circa 80 persone alla mostra e 60 sono non vedenti o ipovedenti, che ricevono una formazione specifica per imparare a relazionarsi con il pubblico, spiazzato e a disagio nel buio» spiega Franco Lisi, direttore scientifico dell’Istituto dei Ciechi che economicamente supporta l’iniziativa. «Solo l’affitto dello spazio, di 700 metri quadri, sarebbe insostenibile per la mostra » continua Lisi. L’Istituto è, tra l’altro, attualmente in difficoltà, in attesa di capire a chi chiedere fondi, responsabilità ancora in bilico tra città metropolitana e Regione. Al percorso, nel corso del tempo, si sono affiancate altre proposte al buio. Da Cafénoir a TrattoNero, in cui si gioca a riconoscere quello che è servito nel piatto fino al Teatro al buio, dove lo spettacolo si percepisce, si sente ma non si vede. Non è mancata una partecipazione ad Expo 2015, con il progetto «Mercato al buio»: una Vuccirìa di Palermo, come quella del quadro di Renato Guttuso, riprodotta dentro il Padiglione Italia, con sei non vedenti a fare da guida ai visitatori nell’oscurità totale. Un successo di 50 mila presenze.

Per festeggiare le prime 10 candeline, Dialogo nel buio aggiunge altre novità nel 2016: «BuioBio», «Rhum & Chocolate», nuovi percorsi per sfidare i sensi e altro che, per ora, rimane una sorpresa. Il pubblico è poi chiamato a salire sul palco in due occasioni: «Sa(n)remo al buio», serata musicale unplugged riservata a chi sa cantare e suonare in tutte le condizioni e «Risate da incubo», cabaret per divertirsi nell’atmosfera del «Dialogo» e scoprirsi diversi da quello che si è alla luce. C’è tempo fino a luglio per fare i «casting».

Sara Bettoni
per gentile concessione
Corriere della Sera, ed. Milano

Dieci anni di Dialogo

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