Un sommergibile per la libertà

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Lei pensa che sia arrivata la fine: “Tra poco forse finirà tutto. Qualcuno li spazzerà via come il colpo di vento che spoglia gli alberi in autunno”. E invece il soldato tedesco che li individua fa finta di nulla e passa oltre senza chiamare i compagni.
Così inizia l’avventurosa fuga di Anna, Davide e Sebastiano, protagonisti de “L’ultima onda del lago”, un romanzo storico del giornalista Stefano Paolo Giussani, presentato all’Istituto dei Ciechi il 26 gennaio scorso, alla vigilia della Giornata della memoria. È la storia di una fuga dagli orrori della Seconda guerra mondiale, basata su alcuni fatti realmente accaduti.
Alla conferenza svoltasi in Sala Stoppani c’erano lo scrittore Sandro Lopez che ha vissuto da bambino esperienze simili a quelle raccontate nel libro; il regista Valerio Scheggia che ha ispirato il finale della storia; l'alpinista Umberto Isman il cui nonno divenne comandante partigiano della Brigata Ossola; Davide Bassi del museo doganale di Gandria nel Canton Ticino. A moderare l’incontro il giornalista Alessandro Cannavò.

Protagonisti del romanzo sono due giovani ebrei che scappano dalla città nel 1943. C'è la Milano bersagliata dalle bombe alleate, una città oppressa dai nazisti, dai rastrellamenti degli ebrei. Ma una persecuzione forse ancora più odiosa è quella che riguarda il piccolo Davide, bambino che a causa della sua disabilità uditiva e visiva rischia l'internamento. Negli stessi anni si consumava infatti un sistematico sterminio di disabili nella Germania nazista. La sorella Anna tenta così di salvarsi insieme a Davide, fuggendo verso la Svizzera aiutata dall’amico Sebastiano. Anche lui ha conosciuto il dolore e la colpa di essere diverso. Un giorno Sebastiano ha assistito impotente alla fucilazione del suo compagno di vita Ervé, un partigiano socialista in una città dove l’omosessualità era ancora qualcosa di sconosciuto e da nascondere. Anche lui è un uomo in fuga.
Nello svolgersi incalzante degli eventi trovano spazio delicati momenti di poesia. Quando per esempio Anna comunica con il fratellino disegnando con il dito sul palmo della sua mano. Gesti di intima umanità che riescono per alcuni istanti a esorcizzare il demone della guerra.
Felici sono anche certe descrizioni dei luoghi di montagna dove si svolge il percorso dei protagonisti braccati: gli alberi, i sentieri nel bosco, l’aria pungente della montagna, i paesaggi aspri e severi, dove occorre muoversi con fatica e attenzione per il pericolo. Sono situazioni emozionanti dove si sente il respiro della natura. Questi luoghi sono ben conosciuti dall’autore il quale, da appassionato escursionista, riesce a darne una descrizione vivida e fedele.

Ma l’episodio che più rimane impresso nel lettore è la fuga rocambolesca di Anna e Davide su un sommergibile a pedali, nelle acque del Lago di Lugano. Quella che potrebbe sembrare l’invenzione più fantasiosa del narratore è in realtà ispirata a un fatto realmente accaduto. Alcuni comaschi della zona della Valle d’Intelvi negli anni Quaranta del secolo scorso avevano infatti assemblato una specie di imbarcazione sottomarina a pedali per il contrabbando fra l’Italia e la Svizzera. Il marchingegno pare venne effettivamente utilizzato per il trasporto di merce illegale ed è passato alla storia come il “Sigaro del Ceresio”. Diverse testimonianze, fra cui quella del regista Valerio Scheggia e del doganiere ticinese Davide Bassi (che ha portato in Sala Stoppani un modellino del sommergibile dal museo delle dogane di Gandria) ne confermano l’esistenza. Da questo curioso episodio legato alla storia del contrabbando Stefano Giussani crea un epilogo che emoziona il lettore e allo stesso tempo lo fa riflettere.
 
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