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Con un passato da ballerina nei più importanti teatri italiani, la nobile Enrichetta Pollastri divenne moglie del conte Sebastiano Mondolfo, distinguendosi in vita per numerosi atti di beneficenza verso l'Istituto dei Ciechi
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Banchiere di fama internazionale e generoso filantropo, Sebastiano Mondolfo si distinse per l'impegno in opere di beneficenza a favore dei poveri e delle persone non vedenti nella città di Milano
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Gli studi e i viaggi all'estero per formarsi sulla pedagogia speciale, il prestigio dell'Istituto acquisito grazie alla partecipazione a concerti ed eventi pubblici, l'invenzione di un nuovo metodo di scrittura, la creazione di un laboratorio di attività manuali e di un asilo infantile, la realizzazione dell'attuale sede dell'Istituto dei Ciechi in via Vivaio: ecco perché Luigi Vitali viene considerato una delle figure più rilevanti nella storia della beneficenza milanese
Leggi tutto: I nostri benefattori - Monsignor Luigi Vitali (1836-1919)
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Il marchese Alessandro Terzaghi, figlio di Carlo Terzaghi, muore in Milano il 2 marzo 1850. Il suo testamento, redatto il 15 febbraio 1850 e pubblicato il 10 marzo successivo, indica eredi i nipoti Carlo, Giulio e Luigi Terzaghi, figli del fratello Luigi, i quali entrano così in possesso dei redditizi fondi agricoli situati in Gorla Maggiore, Gorla Minore, Prospiano e Sulbiate Olona. Alla nipote Carlotta Terzaghi viene destinato un lascito di diecimila lire, mentre a ciascuna delle seguenti istituzioni milanesi spetta una oblazione ammontante a diecimila lire: l’Istituto dei Ciechi, gli Asili d’Infanzia, il Pio Istituto dei Discoli di Santa Maria della Pace, il Pio Istituto Teatrale.
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Storie, personaggi e volti che hanno fatto il bene delle persone non vedenti
L’Istituto dei Ciechi, come numerose altre istituzioni assistenziali e ospedaliere lombarde, dispone di una raccolta dei ritratti dei suoi più importanti benefattori. Nel palazzo di via Vivaio sono custodite infatti circa 200 opere che commemorano i benefattori più ragguardevoli che ha avuto l’Ente milanese a partire dalla sua fondazione nel 1840. I ritratti sono realizzati secondo il modulo fisso dell’effige a olio su tela a tre quarti di figura, al naturale e delle dimensioni di 145 per 100 centimetri. Quei volti appesi alle pareti che scrutano severi il visitatore che percorre i corridoi dell’Istituto raccontano esemplari storie di generosità, componendo quel meraviglioso mosaico che è la tradizione della solidarietà ambrosiana. Queste opere dunque rimandano a uno dei tratti caratterizzanti l’identità milanese e per questo sono da considerarsi un patrimonio non solo dell’Istituto ma della città intera.
