Un rettore dimenticato: Monsignor Bernardo Raineri (Santa Maria Maggiore 1822 – Malesco 1888)

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Documento autografo di Bernardo RanieriBernardo Raineri “uomo mite e dotto amico dei più distinti sacerdoti milanesi della cosiddetta epopea rosminiana”[1], entrò a far parte dell’Istituto alla morte del fondatore Michele Barozzi quando, insediatosi il nuovo Consiglio d’Amministrazione guidato da Sebastiano Mondolfo, fu nominato nel 1868 a Ispettore con l’incarico di occuparsi del settore educativo della comunità degli allievi con sede allora in Porta Nuova.

Don Raineri era divenuto un apprezzato e stimato pedagogista grazie alle molteplici esperienze che aveva maturato presso i collegi governativi di Novara, di Reggio Emilia di cui fu preside, di Varallo Sesia e d’Ivrea. Durante i nove anni trascorsi presso l’Istituto gli fu riconosciuto di aver tentato un approccio didattico più confacente al modello scolastico municipale e una prima riforma degli studi letterari. Inoltre, seppe esercitare una benefica influenza presso il nuovo presidente, il ricco conte Sebastiano Mondolfo che, dietro sua ispirazione, ideò e fondò con un cospicuo legato un Asilo destinato ai giovani ciechi di 16 anni d’età per il proseguimento degli studi.

Purtroppo se dei suoi intenti ci rimane poco in archivio, conosciamo grazie allo scrittore Angelo Maria Cornelio nipote di Antonio Stoppani e al suo successore Monsignore Luigi Vitali alcune notizie curiose relative al monumento a lui dedicato: un busto collocato in luogo d’onore dell’Ospedale Trabucchi di Malesco, presso la Val d’Ossola.

Un gustoso articolo intitolato “Un monumento scomparso a Malesco” pubblicato sul bollettino “Buon Cuore” del gennaio 1910 ci parla della scomparsa di questo monumento scolpito “dal Ricci e Pelitti”[2] corredato da una bella epigrafe scritta da Vitali in occasione dell’inaugurazione. A tale evento anni prima infatti il Vitali aveva presenziato con altre personalità di spicco ed aveva tenuto una bella orazione assieme “ad una giovane cieca Celesia Maria in vacanza presso suo fratello a Villette un paese vicino..“. Il busto “forse per capricci incomprensibili o per partigianeria” fu da un presidente dell’amministrazione Trabucchi relegato in un sotterraneo. Subentrato un nuovo “presidente misericordioso, il povero Raineri fu tolto dall’umido e fu messo all’asciutto e al sicuro in un armadio che si trovava al piano superiore dell’Ospedale”. Anche l’epigrafe scritta da Vitali venne levata e messa sovrapposta ad altro busto con lastra metallica..” [3]. Dice Vitali “Quanto qui vedo narrato mi riempie l’animo di vero cordoglio... e continua l’autore dell’articolo”. Noi invochiamo semplicemente un atto di giustizia che ridoni al sacerdote italiano quanto gli venne tributato da illustri personaggi con pubblica sottoscrizione, col plauso di tutti i buoni e con l’approvazione delle competenti autorità”.

Sono passati più di cento anni e la sparizione del busto nonostante le ricerche rimane avvolta nel mistero.

Enrica Panzeri Archivista


[1] Raineri era canonico mitrato della Reale Basilica Palestina in Mantova e prelato domestico di S.S. Commendatore della Corona d’Italia https://www.google.it/books/edition/La_Rassegna_nazionale. Morirà nella sua Malesco in Val d’Ossola dove era nato dopo una vita consacrata “al vero bene” a causa di una tormentosa malattia.

[2] Scultori neoclassici di metà Ottocento

[3] Ancora nel 1913 il busto non era stato levato dall’armadio dove riposava. https://www.google.it/books/edition/Atti_della_Accademia_roveretana_degli_Ag

 

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