Il monumento Nardi Dell'Orto

on . Postato in Benefattori

 

La sculura il bambino cieco

Erminia Nardi, nata nel 1887, figlia di Pietro Nardi, e vedova di Alessandro Zerboni, è stata coniugata in seconde nozze con il Capitano Arturo Dell’Orto (anch’egli benefattore).

 

Scompare in Milano il 30 giugno 1935 all’età di quarantotto anni colpita da cancro. Già nel 1931 dona all’Istituto diecimila lire e, contestualmente, tramite testamento olografo, nomina erede universale dei suoi beni l’Istituto dei Ciechi di Milano riservando al marito l’usufrutto vitalizio di tutti i suoi immobili e imponendo all’Ente “funerali di prima classe e primo grado con accompagnamento di una rappresentanza dell’Istituto. Sul feretro dovrà porsi un cuscino di viole mammole e reseda” nonché la manutenzione perpetua della sua tomba al Cimitero Monumentale di Milano realizzata nel 1931 dallo scultore Titta (Battista) Ratti (Milano, 1896 - 1992 Malvaglia, Canton Ticino) su progetto del marito.

La tomba dei coniugi dell'OrtoLux in tenebris, o Bambino cieco, raffigura un fanciullo cieco e scalzo intento alla lettura “[… ] con il tatto dell’albo dei benefattori”, riprendendo nel modellato la scultura verista del secolo precedente come quelle di Ernesto Bazzaro, nonché uno dei suoi maestri di formazione. Presso la Collezione d’Arte del Museo di Lugano (ora MASI di Lugano), è conservata, con altre opere dello scultore, l’opera “Bambino cieco” del 1930 circa, testa anch’essa in bronzo esposta nel 1937 a Lugano che riprende il modello per la sepoltura Dell’Orto, a testimonianza della fortuna del soggetto [1].

L’asse ereditario della benefattrice comprende i palazzi di viale Piceno 1 e di via Marcona 16 in Milano, oltre alla somma di circa duecentodiecimila lire.

Ritratto e foto accostati di Erminia NardiL’esecuzione del ritratto, per la quale si candida senza successo la pittrice Maria Casella, viene affidata al più noto pittore Gianfranco Campestrini (Milano, 1901-1979), che la porta a termine entro la fine del 1935. L’artista realizza il ritratto attenendosi fedelmente a una delle due fotografie raffiguranti la benefattrice ancora oggi conservate presso la documentazione d’archivio.

La figura della benefattrice emerge da uno sfondo neutro ed è seduta in primo piano su una sedia. La donna porta un cappotto nero sulle spalle che lascia intravedere un abito da sera elegante con cammeo posto sulla scollatura; tra le mani, tiene una piccola borsa. Il volto, dallo sguardo dolce, è incorniciato dai capelli castani. Su una cassapanca intagliata l’artista inserisce, rispetto alla fotografia originale, un volpino bianco.

di Melissa Tondi
Responsabile Beni Culturali

 


[1] Si ringrazia sentitamente il dottor Massimo Soldini e la dottoressa Cristina Brazzola del MASI - Museo d’arte della Svizzera italiana e Giovanna Ginex per la preziosa collaborazione.

Questo sito o gli strumenti installati forniti da terze parti si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy.

Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione si acconsente all'uso di cookie.