I nostri benefattori - Pietro Stoppani (1865-1941)

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Ritratto di Pietro Stoppani di Augusto Colombo, 1969Pietro Stoppani era nato a Lecco il 7 agosto 1865 da Luigi e Angiola Frassi, discendente da una facoltosa famiglia originaria di Zelbio, sul lago di Como, che aveva costruito la propria fortuna sul commercio di generi coloniali.

Era nipote del celebre abate Antonio Stoppani (1824-1891), rosminiano e valente appassionato di studi geologici, che fu direttore del Museo di Scienze Naturali, nonché autore del noto volume Il Bel Paese, in cui descriveva le bellezze naturali dell’Italia finalmente unita.

La personalità dello zio esercitò un profondo fascino su Pietro, tanto da condividere con lui il contatto con la natura, i viaggi, la stima per il pensiero di Rosmini, gli ideali patriottici e l’aperta condanna del potere temporale del pontefice.

Pubblicazione dedicata ad Antonio Rosmini a firma di Pietro StoppaniStoppani, terminati gli studi liceali, frequentò il corso teologico nel Seminario Maggiore di Milano, dove ebbe come insegnante Achille Ratti, il futuro Pio XI e nel 1892 ottenne la laurea in lettere e filosofia. Per alcuni anni continuò a dedicarsi all’insegnamento, prima come precettore privato e poi, a Milano, nel Collegio della Guastalla. Nel capoluogo lombardo, il nome di Pietro Stoppani cominciava intanto a farsi conoscere, attraverso l’intensa attività pubblicistica che lo vide protagonista assieme all’amico Luigi Vitali già direttore dell’Istituto dei Ciechi di Milano, tra i maggiori esponenti del clero cattolico liberale.

Costretto successivamente a un forzato silenzio sulle questioni religiose più scottanti, lo Stoppani si dedicò al mondo della tiflologia, al quale era approdato attraverso l’incarico di catechista presso l’Istituto dei Ciechi. La passione per questo genere di studi lo coinvolse a tal punto da consentirgli di divenirne, nel volgere di alcuni anni, uno dei massimi esperti accanto ad Augusto Romagnoli, il fondatore della Scuola di Metodo per gli Educatori dei Ciechi di Roma. Proprio per la sua preparazione, dopo essere stato catechista dell’Istituto per ventidue anni, dal 1892 al 1914, Stoppani fu chiamato ad assumerne la direzione, subentrando a monsignor Luigi Vitali il 7 novembre 1914.
L’Istituto si stava intanto avviando a una nuova fase della sua vita.

Frontesizio del celebre libro Bel paese di Antonio Stoppani, zio di Pietro StoppaniFin dal 1915, Stoppani fu chiamato a collaborare con il consiglio, presieduto da Alessandro Schiavi, per dare avvio a una serie di riforme che avrebbero coinvolto l’intero assetto dell’Istituto. Fu riordinato il regolamento organico e sistemata l’organizzazione degli studi sia letterari che musicali e del lavoro manuale. Il nuovo assetto dei programmi scolastici mirava innanzitutto a fornire agli allievi un’istruzione elementare completa del medesimo livello delle scuole pubbliche per vedenti e proponeva inoltre di perfezionare l’istruzione musicale per gli allievi particolarmente dotati e introdurre l’insegnamento di altre materie, come le lingue, la contabilità per gli allievi sprovvisti di attitudini musicali.

Per quanto concerne l’aspetto pedagogico, e soprattutto la possibilità di dare ai non vedenti l’occasione di dedicarsi a un’attività remunerativa, Stoppani aveva un atteggiamento pessimistico. Egli indicava nel problema dell’organizzazione dello spazio, una delle principali difficoltà dei ciechi all’inserimento nella vita lavorativa, essendo lo spazio tattile subordinato a quello visivo. Per questo egli riteneva che la predisposizione dei ciechi a svolgere attività in grado di renderli economicamente autonomi fosse del tutto eccezionale e comunque limitata a poche tipologie di lavori, tra cui citava l’accordatura dei pianoforti, la maglieria meccanica, la confezione di scope, spazzole, cestini e articoli intrecciati, il cartonaggio e la massoterapia, la cui scuola vedrà la luce presso l’Istituto solo quarant’anni dopo.

[Fine della prima parte - continua]

di Enrica Panzeri Archivista
(rielaborazione dal testo di Cristina Brunati)

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