Un Archivio Meraviglioso per raccontare le storie dell’Istituto dei Ciechi di Milano

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Immagine dell'Archivio storico dell'Istituto dei Ciechi di MilanoSe si dovesse pensare ad un’immagine in grado di restituire la natura di un archivio sarebbe più adatta quella della mappa rispetto a quella dello scaffale espositivo. Negli archivi i documenti e gli oggetti si parlano, interagiscono, portano tracce di un dialogo con il mondo che ha dato loro origine e che ha, con un grado maggiore o minore di spontaneità, scelto di conservarli. Ciò che emerge quando ci si addentra nel patrimonio archivistico dell’Istituto dei ciechi di Milano – un’istituzione storica che da oltre 180 anni supporta, accompagna e affianca le persone affette da disabilità visiva – è, molto più che un atto di catalogazione, un modo per abitare la memoria di un’istituzione e delle vite che ha contenuto, nella cornice più ampia della città di Milano dall’800 a oggi.

Dal riconoscimento del valore storico e culturale di questo archivio è nata l’idea di digitalizzarne una parte significativa, grazie al Bando di Fondazione Cariplo che ha come principale finalità la valorizzazione e il rinnovamento dei luoghi che ospitano patrimoni archivistici in Lombardia. Il progetto vede la collaborazione dell’Istituto dei Ciechi con Calibro, Wikimedia, Icas94 e cheFare, per dare vita e raccontare l’Archivio Meraviglioso, trasposizione digitale delle fonti storiche, che permetterà al patrimonio archivistico dell’Istituto di diventare accessibile oltre le mura che oggi lo contengono.

“La digitalizzazione è la strada maestra degli archivi oggi. Quando la pandemia ha reso difficile entrare nei luoghi che conservano i faldoni, abbiamo sentito l’urgenza di dare nuova vita a un patrimonio che merita di essere approfondito da un pubblico più ampio e diversificato” racconta Enrica Panzeri, archivista dell’Istituto che da anni si occupa della catalogazione e valorizzazione dei documenti. “L’operazione è di grande importanza anche per gli utenti con disabilità visive, che potranno finalmente accedere ai contenuti grazie alle lettura audio dei testi digitalizzati”, continua Panzeri.

Ma il progetto non riguarda solo l’archivio documentario:quadri, fotografie, strumenti per la didattica tiflologica o manufatti realizzati dagli alunni dell’istituto nel corso del ‘900 andranno ad abitare lo spazio digitale che Calibro, lo studio di design fondato sei anni fa da Matteo Azzi e Giorgio Uboldi, sta progettando attraverso un innovativo sistema di data visualization, che non si limiterà a rendere consultabili i testi, ma disegnerà percorsi all’interno dei quali l’utente possa accedere in maniera immersiva, navigando tra nubi tematiche e linee del tempo.

“Si tratta di trovare modi originali per visualizzare e raccontare i contenuti dell’archivio, liberandolo dalla dimensione ermetica e polverosa che accompagna l’immagine degli archivi fisici. La piattaforma sarà il risultato di un lavoro di co-progettazione che ci ha visti e ci vede dialogare con gli altri partner del progetto. Per noi è fondamentale evitare un processo di lavoro a compartimenti stagni. Ci abbiamo tenuto ad essere coinvolti dall’inizio per capire meglio le necessità dell’Istituto” racconta Azzi, che tiene anche a sottolineare l’importanza del ruolo svolto da Wikimedia, impegnata nella liberazione dei contenuti dal punto di vista dei diritti rendendoli accessibili e riproducibili su licenza aperta. 

La piattaforma è dunque collaborativa fin dalla sua ideazione. Grazie alle scansioni realizzati da Icas94, Calibro ha potuto mettere mano ai contenuti dell’archivio iniziando a fare, oltre che una scrematura e selezione dei pezzi più interessanti, anche una serie di sperimentazioni visuali utili all’individuazione di nuclei tematici che saranno il perno su cui costruire una narrazione coinvolgente della storia dell’istituto e della vita all’interno di esso. “Più che ad una mappatura asettica dei dati, vogliamo lavorare ad una mappa ragionata, che possa essere interessante per un pubblico più ampio, non necessariamente composto da addetti ai lavori” continua Azzi.

Gli studi e le curiosità che possono essere alimentate e attinte dall’archivio sono in effetti vari. I bollettini risalenti al primo Novecento – vere e proprie newsletter ante litteram in cui i direttori, gli insegnanti e i collaboratori dell’istituto informavano i cittadini di Milano sulle attività dell’istituto – sono fonti preziose per uno studio della didattica per la disabilità visiva, ma sono anche documenti attraverso i quali, a volte in maniera esplicita, a volte solo di sbieco, leggere la storia di una città e di un contesto culturale e politico, ancor prima che didattico. Emergono infatti le figure dei benefattori che nel corso dei decenni hanno sostenuto il collegio che formava gli alunni ciechi, facendone un centro innovativo di accoglienza e sperimentazione pedagogica. Emerge l’utilizzo della musica come mezzo per ampliare le possibilità professionali ed espressive di persone per lungo tempo considerati inabili al lavoro e all’arte. Emerge anche una storia dell’infanzia, concepita come momento cruciale per la formazione non solo degli individui, ma di un tessuto sociale che si prende cura delle marginalità senza paternalismi. Infine, si scopre la storia di uno spazio: un edificio che mantenendo la struttura ha mutato più volte forma, seguendo di volta in volta il ritmo che la storia segnava, e sapendosi trasformare secondo le esigenze. La selezione compiuta per determinare quali parti dell’archivio debbano essere digitalizzate ha seguito queste traiettorie, arrivando a tracciare un percorso che ha come fine l’eliminazione di molte delle barriere che rendono gli archivi di difficile fruizione.

L’Archivio Meraviglioso è quindi un mosaico, una mappa, un percorso tracciato da agenti diversi che, insieme, porteranno online la macchina da scrivere, la fotografia e l’articolo di giornale formando un’immagine generale in grado di aprire gli scaffali fisici per parlare a persone con disabilità visiva, pubblici della cultura, del design, della scienza e dell’open culture a Milano e in Lombardia e attori impegnati nella valorizzazione innovativa dei patrimoni archivistici, esplorando nuovi modi per far dialogare passato e presente.

di Isabella De Silvestro

fonte: https://www.che-fare.com/almanacco/cultura/un-archivio-meraviglioso-per-raccontare-le-storie-dellistituto-dei-ciechi-di-milano

 

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