Valorizzazione dei beni culturali: una via per l’inclusione

on . Postato in Archivio

Il restauro delle decorazioni della volta in Sala Barozzi nel 2009Ci sono tanti modi per diffondere la cultura dell’inclusione: offrire un sostegno allo studio agli studenti ciechi, rendere accessibile un sito web, organizzare un percorso di formazione professionale, pianificare un inserimento lavorativo, accogliere i visitatori alla mostra Dialogo nel Buio. Queste sono le attività più conosciute che Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano mette in atto per promuovere l’inclusione e l’autonomia delle persone non vedenti.

Meno noti, ma non meno importanti, sono gli sforzi dell’Ente per valorizzare il proprio patrimonio storico e artistico, non solo per conservare materialmente i beni, ma per farne un veicolo di promozione dei valori legati all’inclusione e all’educazione di chi non vede.

L'organo di Sala Barozzi al termine del restauro Da almeno due decenni si sono così susseguiti interventi di restauro più o meno impegnativi, che hanno riguardato ambienti come la sala Barozzi (terminata di restaurare nel 2010), quadri, sculture e strumenti didattici entrati a far parte della raccolta museale Louis Braille. L’ultima grande impresa di questa campagna è il ripristino del monumentale organo Balbiani Vegezzi Bossi in Sala Barozzi, uno dei più importanti della città che è tornato a suonare dopo decenni di silenzio.

Un quadro viene spostato durante i lavori di rinnovamento della galleria dei benefattori al primo piano dell'IstitutoIn questi mesi si stanno delineando nuove strade nel percorso di valorizzazione del patrimonio dell’Istituto dei Ciechi. Si rafforza la spinta a digitalizzare documenti dell’archivio storico, in parte per effetto del cambio di abitudini legato al covid – ad esempio la necessità sempre più diffusa di accedere alle carte da remoto - e in parte sull’onda di importanti iniziative avviate prima della pandemia. Tra queste, la più significativa è il progetto “Archivio Meraviglioso”, finanziato dalla Fondazione Cariplo con l’obiettivo, tra l’altro, di digitalizzare i bollettini storici dell’Istituto per renderli fruibili online a persone vedenti e non vedenti in nuove e inedite modalità.

Il tirocinante Tommaso ordina le carte di un faldone dell'Archivio Storico Per accelerare l’apertura delle proprie collezioni museali verso i più giovani, ci piace segnalare come il tirocinio fatto da Tommaso Furlan e facente parte del percorso di formazione professionale del corso “Cultura e Archivi Digitalizzati” sia stata un’esperienza gratificante sia per il ragazzo che per l’Istituto.

Al lavoro sui pezzi della raccolta museale Louis Braille«Conoscevo l’Istituto dei Ciechi per la mostra Dialogo nel Buio, che avevo visitato molti anni fa con la scuola – spiega Tommaso - Da allora mi è sempre rimasta la curiosità di conoscere meglio questo posto, per capire come fanno le persone cieche a formarsi, a lavorare, a usare il computer». Una curiosità che in parte è stata soddisfatta, perché nella 400 ore di tirocinio previste dal progetto Tommaso, si è confrontato con le attività più varie legate all’ambito dei beni culturali, che indirettamente raccontano della vita dell’Istituto a partire dalla fondazione fino ai giorni nostri: il riordino con metodo archivistico della corrispondenza del Commissario Straordinario (periodo 1994-2014), la digitalizzazione dei bollettini storici “Alba Serena” e “Come d’autunno”, la realizzazione di un podcast per la Notte degli Archivi (uno dei più ascoltati dell’evento), la catalogazione della reliquie sacre appartenenti all’Istituto, la redazione di testi su personaggi dell’Istituto e di un video che presto pubblicheremo.

Supporti didattici di botanica utilizzati dai non vedenti in passato e da riscoprireA conclusione di questa panoramica segnaliamo come la campagna di ricerche di beni culturali presenti nei depositi sotterranei dell’Istituto ha portato alla luce molti “tesori” dimenticati, che daranno nuovi stimoli per approfondire la storia dell’educazione dei ciechi a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Attraverso un paziente lavoro di ricerca e catalogazione compiuto dal conservatore museale Melissa Tondi e dall’archivista Chicca Panzeri sono stati recuperati materiali didattici, giochi, bobine di registrazione, testi in braille e strumenti che raccontano la vita di generazioni di non vedenti che sono passate dall’Istituto. Il lavoro da svolgere per catalogare e organizzare questi materiali è ancora tanto, ma possiamo anticipare fin da ora che questi nuovi pezzi andranno ad ampliare la raccolta Museale Louis Braille, per raccontare un altro affascinante capitolo della storia del nostro Istituto.

Marco Rolando

Questo sito o gli strumenti installati forniti da terze parti si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy.

Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione si acconsente all'uso di cookie.