Custodi della memoria

Postato in Archivio


Per i ricercatori, gli universitari e gli studenti che a vario titolo si occupano dei temi della disabilità visiva venire in questo luogo è sempre una sorpresa. Suscita infatti una grande emozione consultare i documenti più antichi, naturalmente con guanti protettivi e con tutte le opportune precauzioni. Dalle scatole catalogate si può ad esempio estrarre una pergamena ingiallita gialla vergata da Michele Barozzi che corrisponde alla relazione sulla fondazione dell’Istituto, così come ci si può imbattere nelle lettere redatte con calligrafia minuta e fitta dalla patriota Bianca Milesi Mojon, che da Parigi teneva una corrispondenza con il fondatore dell’Istituto.
Oggi questo prezioso patrimonio documentale è a disposizione della cittadinanza, grazie un imponente lavoro di riordino, catalogazione e conservazione avviato nel 1999. L’Archivio storico è passato quindi sotto la tutela della Soprintendenza Archivistica della Regione Lombardia. Fra le sue finalità vi è “la fruizione da parte di ricercatori o semplici cittadini (studenti, universitari, insegnanti, pubblico più ampio) di documentazione che ha acquisito un interesse storico allo scopo di valorizzare la memoria, la storia e le finalità didattiche e scientifiche dell’Istituto”. Solo grazie allo studio e a un’efficace conservazione dei documenti si può infatti consentire il mantenimento nel tempo della memoria storica collettiva, con particolare attenzione agli aspetti che riguardano l’handicap visivo dal secolo XIX ai giorni nostri.
Nelle righe che seguono l’archivista Enrica Panzeri ricostruisce le vicende dell’archivio fin dalla sua istituzione nel 1892, con una panoramica sulle diverse tipologie di documenti in esso conservati.


Il consiglio dell’Istituto dei Ciechi di Milano deliberò il riordino dell’archivio nel giugno del 1891, prima del trasporto degli uffici da Porta Nuova nella nuova sede in via Vivaio. L’incarico fu affidato allo “scrittore straordinario” Giuseppe Pomi il quale nel dicembre di quell’anno classificò l’esistente materiale cartaceo ed effettuò la stesura di un inventario che permettesse agilmente il ritrovamento delle pratiche e ne agevolasse l’inserimento della produzione futura. Istituto, Patrimonio, Personale, Amministrazione e Beneficenza furono le principali categorie individuate da Pomi; il complesso documentario fu quindi sistemato, seguendo lo schema di classificazione in quattrocentosessantatre cartelle, belle scatole di legno cartonato, giunte fino a noi, recanti una fascia a caratteri chiari indicante la categoria, la sottocategoria “e per ultimo il numero ordinale di Archivio assegnato alla cartella”.

Il primo nucleo dell’archivio si costituì quindi nel 1892, quando gli fu destinato un locale apposito con un ufficio nella nuova sede di via Vivaio al primo piano del palazzo. I documenti erano conservati in cartelle numerate e rubricate in appositi armadi con scansie; preposto al compito era un archivista contabile.
Nel 1914, su suggerimento di monsignor Pietro Stoppani, il locale dedicato all’archivio fu adibito a laboratorio per i lavori femminili e le carte trovarono la loro collocazione presso il salone, già occupato in passato dall’economo e attiguo agli uffici dell’amministrazione.
Durante la Seconda guerra mondiale, l’archivio subì un ulteriore spostamento: le cartelle e i registri furono sistemati nelle cantine in seguito ai danni riportati dal palazzo dall’Istituto a causa delle incursioni aeree nel febbraio del 1943; la direzione e gli uffici si trasferirono presso la Casa Famiglia e la comunità fu sfollata a Caravate nel Varesotto. Presumibilmente intorno agli anni Cinquanta una parte del patrimonio cartaceo fu recuperata dagli scantinati e sistemata in diversi uffici.

Solo con il lavoro di riordino avviato nel 1999 è stato possibile recuperare altro materiale dell’Archivio Storico ancora dislocato negli uffici dell’Istituto; la sezione amministrativa e i registri dei verbali del consiglio erano conservati in pregevoli librerie ottocentesche, nella stanza del direttore amministrativo; una parte presso l’ufficio del protocollo e quella più ingente, comprendente circa duecentosessanta faldoni e centocinquanta registri, collocata ancora nei sotterranei dell’Istituto. Emozionante il ritrovamento fortuito delle schede degli allievi dell’Istituto, avvenuto in seguito all’abbattimento di una parete durante i lavori di ristrutturazione nelle cantine.
Divenuto ricco e cospicuo nel corso del tempo, l’archivio oggi conta circa novecento pezzi tra cartelle e registri, i cui estremi cronologici sono compresi indicativamente tra il 1830 e il 1970. Secondo una nota di Pomi, il patrimonio cartaceo non ha subito nel corso del tempo rilevanti perdite, a esclusione dei registri di protocollo conservati per esigenze amministrative dall’economo stesso. All’Archivio storico si affianca un archivio di deposito (1970-2000), attualmente in corso di riordino.

Si individuano all’interno del fondo archivistico su indicazione della vecchia classificazione le serie principali: Origine e dotazione, Patrimonio, Amministrazione, Benefattori, Personale, Istruzione, Assistenza.
La serie istituzionale Origine e dotazione, costituitasi alla nascita dell’Istituto intorno al 1840, risulta fondamentale per conoscere la storia del fondatore Michele Barozzi e degli Enti sorti in successione: l’Asilo Mondolfo e l’Asilo Convitto Vitali.
Di Barozzi si conservano le carte concernenti la sua attività di direttore, la corrispondenza con Sebastiano Mondolfo, con le sfere governative e del potere locale, alcune carte private, i progetti d’intenti per la costituzione dell’Istituto, le dettagliate relazioni sulla sua organizzazione e la documentazione riguardante le celebrazioni e gli onori che gli furono attribuiti dopo la sua morte. Altri scritti di Barozzi sono conservati inoltre nella sottoserie Corrispondenza con altri corpi che ci permettono di ricostruire i legami intrapresi con altri istituti europei.

La sezione dedicata al Patrimonio dell’ente è piuttosto importante perché comprensiva, tra l’altro, della documentazione databile tra il 1855 e 1960, relativa alle sedi dell’Istituto: vi sono i carteggi di Mondolfo con enti e privati circa la contrattazione per l’acquisto dello stabile di Porta Nuova, l’adattamento dell’edificio e la costruzione dell’asilo, l’acquisto dell’area di via Vivaio, i lavori di edificazione del palazzo, la sua inaugurazione avvenuta nel 1892, le modifiche e le ristrutturazioni negli anni a venire corredate dalle planimetrie degli stabili.
Sezione fra le più significative, e che connota e contraddistingue l’archivio dell’Ente assistenziale, è quella dedicata ai Benefattori. Il volume delle carte è cospicuo: si tratta di centodiciotto faldoni organizzati in ordine alfabetico che comprendono i legati disposti dal benefattore, la loro accettazione, gli estratti dei testamenti, gli inventari delle eredità, i carteggi, le vendite di parti di eredità disposte dall’Istituto, la tassazione ereditaria. Qualche fascicolo contiene inoltre le foto del benefattore, l’incarico al pittore per l’esecuzione del ritratto, la documentazione relativa ai monumenti funebri.

La sezione Amministrazione comprende carte di vario genere: leggi e decreti in vigore nel corso degli anni; statistiche e censimenti nazionali e municipali; bandi di concorso per amministrativi e insegnanti; carteggi circa la raccolta fondi, gli acquisti di strumenti musicali (organi, pianoforti, arpe, violini), le forniture di quadri, lapidi e carte relative al servizio sanitario e di culto. Si conservano anche le bozze delle novelle pubblicate su “Alba Serena” (1924) e “Come d’Autunno” (1938), i bollettini d’informazione per i benefattori, i cui numeri sono conservati gelosamente nella biblioteca storica dell’Istituto.
Per seguire l’evolversi dell’attività didattica, segnata dall’istituzione e formazione delle scuole e dei laboratori presso l’Ente, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento fino a tutto il Novecento, è fondamentale la sezione dedicata all’Istruzione e alla didattica. Essa racchiude circa duemila pratiche in ordine alfabetico, relative all’ingresso degli allievi nell’Istituto e nella Casa Famiglia, e svariate cartelle relative alle scuole elementari, musicali, professionali e al Laboratorio Zirotti.
Della documentazione più antica, appartenente a questa serie d’archivio, particolare importanza e interesse rivestono le cartelle con l’intestazione Esami pubblici e privati che conservano ancora i manufatti delle allieve, le locandine riccamente decorate di saggi ed esibizioni pubbliche, le pagelle degli alunni negli anni del regime fascista e le relazioni annuali del rettore Vitali al consiglio. Sono degni di nota anche i resoconti delle visite di personaggi illustri, quali gli imperatori d’Austria, la famiglia Savoia e altre numerose personalità che assistettero alle esibizioni musicali e scolastiche della comunità.

Le carte documentano e testimoniano la volontà dell’Istituto dei Ciechi di Milano di dedicarsi anche all’assistenza del cieco. Diverse sono quelle relative alla Casa Famiglia per anziane cieche voluta da Stoppani negli anni Trenta; nella stessa serie sono racchiuse quelle relative al patronato, ossia ai pagamenti da parte dalle amministrazioni locali e provinciali per l’educazione degli allievi residenti nella provincia e nei comuni limitrofi e le sovvenzioni di enti e privati per le colonie marine e montane frequentate dalla comunità dell’Istituto negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.

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Enrica Panzeri

Archivio storico – Istituto dei Ciechi di Milano

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