L’organo di via Vivaio

Postato in Archivio

Nell’era degli smartphone e di internet le vecchie e ingiallite carte degli archivi storici sembrerebbero destinate a soccombere, sostituite da più asettici e comodi documenti digitali. I più accorti sanno invece che fra i vecchi faldoni d'archivio si possono trovare informazioni preziosissime, che non troveremmo mai su Google o sui social network. Un esempio viene dal restauro (tuttora in corso) del grande organo che sovrasta il salone da concerti dell’Istituto dei Ciechi. La lettura attenta dei 475 documenti d’archivio relativi allo strumento ha permesso infatti di far luce sulla sua storia e sui problemi tecnici che gli organari si sono trovati ad affrontare. Lo studio della carte può persino farci immaginare il suono che avrà l’organo quando tornerà a cantare. Di questo ha parlato il giovane studioso di organi Stefano Ghezzi all’incontro “Musica fra le carte d’archivio" tenutosi il 17 marzo 2016 presso l'Archivio Storico dell’Istituto dei Ciechi di Milano. Riportiamo alcuni passaggi della sua relazione.

È la grafia minuta ed elegante del capitolato del primo organo realizzato in Istituto a rivelarci le tre funzioni fondamentali: «deve bastare allo studio completo degli allievi, servire per i concerti pubblici nel salone dell’Istituto e per l’accompagnamento delle funzioni in chiesa». Per questo la sua posizione si trova a cavallo della chiesa e del salone da concerto. Al bando parteciparono un gran numero di organari fra cui i grandi costruttori del tempo come Ernesto Lingiardi di Pavia, Pacifico Inzoli di Crema e Natale Balbiani di Milano.

 Durante la visita all'organo dell'Istituto dei Ciechi di Milano  Il primo capitolato dell’Istituto per la costruzione dell’organo  Stefano Ghezzi mostra il progetto dell’organo di Pacifico Inzoli

La nuova gara d’appalto per l’organo venne vinta da Carlo Vegezzi Bossi, uno dei più grandi organari italiani in attività sino alla Seconda guerra mondiale.
Il contratto di costruzione è datato 17 maggio 1899 e riporta un costo complessivo di 27mila e 500 lire.

La fitta corrispondenza fra il costruttore Carlo Vegezzi Bossi e Luigi Vitali, l’allora direttore dell’Istituto, è eloquente circa i molti problemi che affliggevano lo strumento.

In particolare c’è un biglietto di lamentela scritto da Vitali che rivela la sua esasperazione. Qui a fotografare il momento sono le lettere calcate con foga e le vistose macchie d’inchiostro più che frasi come «impossibile usare l’organo a causa dei mantici che perdono».

 L’elegante calligrafia di un contratto di fine Ottocento  Biglietto di rimostranze di Luigi Vitali destinato a Carlo Vegezzi Bossi. Macchie d’inchiostro e caratteri cubitali rivelano lo stato d’animo dello scrivente.  La carta intestata della ditta Carlo Vegezzi Bossi

Le copie originali del collaudo del 18 luglio 1902 confermano la situazione. Se il capofabbrica Marco Balbiani parla di materiali splendidi e lavorazione ottima,e di alcuni problemi nei registri gravi, i quali «anziché emettere un suono sembra di sentire un rumore», l’organista Bognetti ci va giù pesante, scrivendo che «l’organo manifesta presenza di trasuoni (quando una canna suona senza che nessuno glielo chieda nda)[…] c’è un ritardo fra pedaliera e tastiera […] L’organo cosiddetto espressivo lo si deve usare senza espressione. Perché col suo pedale si ottiene poco».

Tre anni dopo il collaudo l’organo diventa muto e per risolvere i vizi di costruzione venne chiamata la ditta Natale Balbiani di Milano che nel frattempo si era legata alla Vegezzi Bossi. Si interessò all’organo anche Marco Enrico Bossi punta di diamante dell’arte organistica italiana, unico strumentista italiano che fece tournee in America ottenendo un grandissimo seguito. Fu questo grandissimo interprete a consigliare Natale Balbiani il modo per rendere più fruibile l’organo.

Il collaudo avvenne il 26 novembre 1919 con una commissione estesa di musicisti in cui camparivano tre grandi organisti di quegli anni: Marco Enrico Bossi, Arnaldo Galliera e Giuseppe Terrabugio di Fiera di Primiero, formidabile innovatore di questo strumento.

  Le firme dei musicisti che effettuarono il collaudo del 1919. C’è l’élite dell’arte organistica italiana: Marco Enrico Bossi, Arnaldo Galliera e Giuseppe Terrabugio Deplian della ditta Natale Balbiani con l’organo elettrico completato nel 1919

L’organo finalmente aveva un suono importante e rimase in funzione fino alla Seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti del 13 e del 16 agosto 1943 colpirono l’area centrale di Milano sfiorando l’Istituto che riportò solo danni alle vetrate. Da quel momento, per otto anni, l’organo rimase esposto alle intemperie e ciò lo danneggiò più delle esplosioni.
Nel 1951 intervenne il Genio civile con una ristrutturazione che sistemò sistemate le (poche) leggerezze del progetto iniziale: venne chiamata ancora la ditta dei fratelli Balbiani che, fra le altre cose, sistemò il contrabbasso di pedale, troppo stretto di sezione, aggiungendone un altro in posizione orizzontale. Nel 1951, terminato il restauro, l'organo venne inaugurato in grande stile con un concerto tenuto da musicisti non vedenti.
Da quel momento l’organo pare non avere più problemi fino agli anni Ottanta, quando lo strumento venne vandalizzato da ignoti. Nel 1987 vennero interpellate diverse ditte per restaurarlo ma è solo di pochi anni fa la decisione, da parte del commissario straordinario Rodolfo Masto, di avviare il nuovo restauro.

Testo raccolto da Marco Rolando in occasione dell'incontro Musica fra le carte d’archivio dell’Istituto dei Ciechi di Milano tenutosi il 17 marzo 2016 persso l'archivio storico dell'Istituto dei Ciechi di Milano. Relatore: Stefano Ghezzi. Foto: Marco Rolando  - Consulenza Archivio Storico: Enrica Panzeri - Progettazione e Supporto Logistico: Melissa Tondi