Chi ha il cuore grande può fare cose grandi

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La chiesa Madre della Congregazione di Maria Consolatrice a Milano.

Un girotondo di bambine anima il cortile dell'Istituto. Si divertono attorno a una compagna, che scandisce il tempo con un tamburo. Indossano divise in ordine e appaiono disciplinate anche durante il gioco. L'immagine proviene dall'archivio fotografico dell'Istituto dei Ciechi di Milano e risale agli anni Trenta del secolo scorso. Nei colori ingialliti dal tempo c'è il racconto di un'epoca: la disciplina severa degli istituti di accoglienza e il ruolo insostituibile delle suore nel prendersi cura dei giovani ospiti. Nella foto si riconoscono due consorelle che giocano insieme alle bambine, seminascoste da lunghi veli bianchi e neri. Sono le suore della Congregazione di SS. Maria Consolatrice che per quasi un secolo hanno dato un insostituibile supporto alla vita dell'Istituto dei Ciechi milanese.

Le suore si Santa Maria Consolatrice arrivano in via Vivaio grazie a una convenzione del 28 febbraio 1923, con la quale la Madre Generale Maria Binda e il rettore dell'Istituto Monsignor Pietro Stoppani si accordano per distaccare dalla casa madre alcune consorelle, con ruolo di “addette al guardaroba, all'infermeria e alla cucina”. Viene specificato che deve essere lasciato loro il tempo per la preghiera e che devono avere uno spazio separato per l'alloggio. Per il resto il loro compito è quello di esercitare la più semplice delle virtù cristiane: operare per il bene di chi ha più bisogno.

Da quel momento le suore di Maria Consolatrice hanno continuato a prestare servizio all'Istituto dei Ciechi, portando un aiuto prezioso e insostituibile.
Il loro ruolo si è però trasformato nel corso degli anni, come è cambiato l'Istituto e la Casa Famiglia. Questa, lo ricordiamo, venne fondata nel 1925 da Monsignor Pietro Stoppani con lo scopo di ospitare ragazze cieche in difficoltà. Nei primi anni del Duemila è stata radicalmente trasformata, diventando una residenza sanitaria assistenziale (RSA), un gioiello fra le strutture di questo tipo che ospita anche uomini e persone vedenti.

Per adeguarsi agli standard gestionali e strutturali attuali, oggi è gestita da personale laico e il ruolo delle suore si è ridimensionato.
Delle otto di un tempo negli ultimi anni prestavano servizio in quattro. Sono la Superiora Suor Annalisa, Suor Elisanna e Suor Rosita e Suor Carla, “spose di Gesù” come amano farsi chiamare, sempre pronte a offrire un sorriso e un aiuto ai bisognosi.

La loro presenza attraversa la storia del Novecento. Torniamo con la mente agli anni difficili del primo dopoguerra. In questo periodo le suore vengono addette alle mansioni di guardaroba, cucina e infermeria, quei servizi in apparenza più umili ma anche indispensabili per il buon funzionamento della comunità. Inoltre si prendono cura dei bambini dell’asilo. “Fanno quello che fa una brava madre di famiglia, cucinano, lavano, stirano” recita il periodico della Congregazione, a proposito dei loro compiti.

In quel periodo, da più parti - istituti per gli orfani, ospedali, sanatori, patronati per invalidi di guerra e altri enti - giungono accorate richieste d'aiuto e i vari ordini religiosi rispondono come possono. La loro missione è favorita dall'abbondanza di vocazioni e, infatti, dalle famiglie più benestanti come da quelle più povere arrivano giovani desiderose di prendere i voti religiosi.
Molte sorelle devote di SS. Maria Consolatrice vengono distaccate così in opere diverse del Nord Italia: presso il Santuario di Cuasso al Monte in provincia di Varese, a Milano nella Villa Mirabello, in un patronato per Ciechi di guerra e a Villa Marelli. Questa presenza capillare sul territorio fa sì che la loro attività venga conosciuta da un numero sempre maggiore di persone, una sorta di passaparola che determina un ulteriore incremento delle vocazioni. Nascono nuove opere misericordiose, grazie anche allo stimolo di don Giuseppe Migliavacca, poi Padre Arsenio da Trigolo, fondatore dell'ordine delle sorelle devote di Maria Consolatrice.

Il suo insegnamento è semplice: agire nello spirito della misericordia aiutando i più bisognosi, perché “chi ha il cuore grande può fare cose grandi”. Lo stesso nome di “Consolatrice” suggerisce questa vocazione a operare in modo attivo per il bene del prossimo.
La condizione più importante che richiede Padre Arsenio a tutti gli enti dove le suore prestano servizio è che venga loro lasciato il tempo e lo spazio per la preghiera. In questo modo il bene sarebbe venuto da sé.

Oggi assistiamo a un profondo mutamento nella società che ha determinato il crollo delle vocazioni. Se nel periodo d'oro della Congregazione si celebrava l'ingresso di venti o trenta novizie ogni anno, da tempo non si registra più nessuna richiesta.

In mezzo a questi mutamenti epocali le ultime consorelle che hanno prestato servizio all'Istituto dei Ciechi sono andate via richiamate dalla Madre Superiora Generale. Ci hanno così salutato con una messa e un commosso abbraccio il 16 settembre 2015.
Desideriamo ricordare le ultime consorelle che hanno scritto l'ultimo capitolo di questa lunga storia: Suor Carla, Suor Rosita, Superiora Suor Annalisa e Suor Elisanna

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