Bibliografia

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Progetto: “Alla riscoperta delle allegorie dei benefattori dell’Istituto”.

Fonti archivistiche

ASICMi (Archivio storico Istituto dei Ciechi di Milano) Istituzione, Presidenza, Corrispondenza b. 1, fascc. 1-3 (Barozzi)

ASICMi, Amministrazione, Personale, Direttori b. 1, fascc. 1-7 (Barozzi)

ASICMi, Assistenza e istruzione (ex Beneficenza), Rettori, b. 1, fasc. 1 (Barozzi)

ASICMi, Benefattori, Benefattori, b. 35, fasc. 448 (De Felber)

ASICMi, Benefattori, Benefattori, b. 61, fasc. 765 (Merzagora)

ASICMi, Benefattori, Benefattori, b. 81, fasc. 1020 (Scotti Perego)

ASICMi, Benefattori, Benefattori, b. 83, fasc. 1044 (Sobacchi)

ASICMi, Benefattori, Benefattori, b. 52, fasc. 636 (Gugelloni)

ASICMi, Benefattori, Benefattori, b. 27, fasc. 370 (De Maestri Colleoni)

ASICMi, Benefattori, Benefattori, b. 76, fasc. 950 (Ratti)

ASICMi, Benefattori, Benefattori, b. 91, fasc. 1132 (Ridella Vecchiotti)

ASICMi, Benefattori, Benefattori, b. 51, fasc. 613 (Gialdi)

ASICMi, Amministrazione, Personale, Consulenti e collaboratori, b. 1, fasc. 5 (Pittori)

AOM (Archivio storico Ospedale Maggiore), Origine e dotazione, Eredità e legati, Testatori, b. 185, fasc. 1 (Scotti Perego)

ASMI (Archivio di Stato di Milano), Atti dei notai, Atti, c. 50641 (Notaio Tommaso Grossi)

Bibliografia

Catalogo dell’Esposizione di Belle Arti nell’I.R. Palazzo di Brera, Milano, 1843

Alberto Zoncada, Cristoforo Colombo alla scoperta del Nuovo Mondo in “Cosmorama Pittorico”, n.25 / Anno Decimo, 22 giugno 1844

Achille Giussani, Alberico de Felber ed i Processi del Ventuno, in Ad Alessandro Luzio gli Archivi di Stato Italiani - Miscellanea di Studi Storici, Firenze, s.d.

Virgilio Colombo, I ritratti dei benefattori dell’Istituto dei Ciechi di Milano- Cenni del professor Colombo, Milano, 1901

L’Istituto dei Ciechi di Milano nel novantesimo dalla fondazione 1840-1930, Milano, 1930

Istituto dei Ciechi di Milano 1840-1940, Milano 1940

Nino Pivetta [a cura di], Istituto dei Ciechi di Milano - 120° della fondazione, Milano, 1960

Franco Della Peruta e Fernando Mazzotta [a cura di], Milano dalla Restaurazione alle Cinque Giornate “Oh giornate del nostro riscatto, Catalogo della mostra, Milano, Skira Editore, 1998

M. Bascapè, M. Canella, S. Rebora [a cura di], Luce su Luce – l’impegno della solidarietà dalla carità alla scienza, Milano, 2003

Carlo Capra, Eugenia Bianchi, Maria Canella, Stefano Levati, Alessandro Morandotti, Elena Puccinelli, Aurora Scotti Tosini e Nanda Torcellan [a cura di], Il laboratorio della modernità. Milano tra austriaci e francesi,

Catalogo della mostra (Milano, Musei di Porta Romana, 12 marzo -25 maggio 2003), Skira Editore, Milano, 2003

S. Rebora, Daniele Cassinelli [a cura di], I benefattori dell’Ospedale Maggiore di Milano. Storia, arte, memoria, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2009

Cecilia De Carli, Grazia Massone, Laura Polo D'Ambrosio [a cura di], La vita condivisa. I gesti della famiglia nelle immagini dell’arte, Catalogo della mostra (Milano, Galleria del Credito Valtellinese - Palazzo Stelline, 15 maggio-1 luglio 2012), Silvana Editoriale, 2012

Le opere

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Percorso tematico dedicato ai dipinti allegorici finanziato dalla Regione Lombardia nell'ambito dell'Anno della Cultura 2017/2018

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Allegoria della fondazione

Allegoria in memoria
di Alberico de Felber
Allegoria in memoria
di Pietro Merzagora
Allegoria in memoria
di Antonio Ratti



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Allegoria in memoria
di Spiridione Gialdi
Allegoria in memoria
di Francesca Colleoni
Allegoria in memoria
di Angelina Scotti Perego
Allegoria in memoria 
di Giuseppina Guggelloni



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Allegoria in memoria
di Angelina Sobacchi
Sommaruga
Allegoria in memoria
di Vecchiotti Ridella

Allegoria in memoria di Pietro Merzagora

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Il commerciante Pietro Merzagora, appartenente a una facoltosa famiglia, nasce nel 1818 in Cannobio da Giuseppe Merzagora e da Antonia Zaccheo e vive di rendita grazie alle sostanze ereditate dai genitori.

Nel 1852 gli viene diagnosticata una malattia mentale (“mania diffidente”), a causa della quale viene ricoverato presso la casa di cura Villa Cristina in Torino, dove si spegne il primo maggio 1866 all’età di quarantotto anni.

Presso il notaio Celestino Galli viene rintracciato il suo testamento segreto, stilato il 30 giugno 1851, che esclude i quattro fratelli Merzagora, mentre benefica l’Ospedale di Cannobio, l’Istituto dei Ciechi, gli Asili Infantili di Milano, la famiglia Piceni, i cugini del defunto. I fratelli del benefattore impugnano tuttavia il testamento chiedendo l’annullamento: la causa si trascina per quattro anni concludendosi con una sentenza della Corte d’Appello di Torino che riconosce le ragioni dell’Istituto dei Ciechi e degli Asili di Carità di Milano; una sentenza che ripresa in diversi testi giuridici dell’epoca entrerà a far parte della storia della legislazione.

Vinta la causa, l’Istituto dei Ciechi decide di commemorare il benefattore con il tradizionale ritratto a olio. Conclusasi l’indagine infruttuosa del ritratto fotografico del benefattore, l’Istituto adotta la soluzione di un dipinto a soggetto allegorico e individua nel pittore Giuseppe Penuti (Milano, 1801-1877) l’esecutore ideale.

Il dipinto consegnato nel 1876 raffigura una bambina cieca nell’atto di posare, aiutata da una Pia Donna, una corona di fiori sulla tomba del benefattore mentre sullo sfondo si intravede un paesaggio montano innevato.

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Giuseppe Penuti,
Allegoria in memoria
di Pietro Merzagora
Olio su tela, 1876
Sentenza 1870
Pietro Merzagora

Allegoria in memoria di Spiridione Gialdi

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Spiridione Gialdi, originario di Sabbioneta, proprietario terriero di diversi beni nella provincia di Mantova, morì in Parma dove era domiciliato da pochi anni, il 23 ottobre 1880. Nel testamento olografo del 30 marzo 1878, pubblicato negli atti del notaio Dante Volpi, nomina propria erede “la giovane” Anna Pellegrini, riservando uno dei suoi fondi agricoli al figlioccio di battesimo, l’avvocato Giuseppe Viviani di Milano, a patto che quest’ultimo sia disposto ad aggiungere al proprio cognome quello del benefattore defunto, e al pronipote Giulio Solazzi, la sua residenza.

Spiridione destina inoltre beni stabili e agricoli situati in Sabbioneta, “ad eccezione del fondo Zampadoca e di una casa”, del valore di lire 43.730 a pari quota, alle due istituzioni milanesi, l’Istituto dei Ciechi e il Pio Istituto dei Sordomuti poveri di campagna.  Di comune accordo gli enti alienano queste proprietà alla Provincia di Mantova che destina il loro uso alla Caserma dei Carabinieri.

Non avendo possibilità di reperire una immagine del benefattore, il Consiglio d’Amministrazione commissiona un dipinto allegorico in sua memoria al pittore paesaggista Giovan Battista Lelli (Milano, 1827-1887), che lo consegna ultimato il 15 marzo 1883. Nel quadro compare “un pezzo di campagna del Cremonese donde il Gialdi era originario col fiume Oglio e Sabbioneta sullo sfondo. A destra corre un viale fiancheggiato da alti alberi. In una lapide leggesi il nome del benefattore”.

Giovanni Battista Lelli, Allegoria in memoria di Spiridione Gialdi
Giovanni Battista Lelli
Allegoria in memoria
di Spiridione Gialdi
Olio su tela, 1885

Allegoria in memoria di Angelina Scotti Perego

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Angelina Scotti nata in Paderno Dugnano nel 1870, vedova dell’industriale tessile Achille Perego, scompare in Milano il 19 aprile 1941, lasciando numerosissimi lasciti attraverso il suo testamento olografo redatto il 21 gennaio 1937 e pubblicato il 21 aprile 1941 dal notaio Antonio Colombi, nel quale la benefattrice stessa chiarisce la motivazione dei suoi intenti: «La mia mente è rivolta alla memoria del mio caro defunto Achille perciò seguo i suoi desideri che mi aveva espresso durante la sua esistenza».

Erede universale risulta l’Ospedale Maggiore di Milano con l’obbligo di intestare un padiglione del nuovo Ospedale agli stessi coniugi, mentre all’Istituto dei Ciechi, all’Istituto dei Rachitici, dell’Istituto del Cancro Vittorio Emanuele III e all’Ospizio della Sacra Famiglia per gli Incurabili di Cesano Boscone destina a ciascuno un legato di centomila lire. La benefattrice ricorda anche la Galleria d’Arte Moderna di Milano destinando i dipinti ad olio del pittore Angelo Dall’Oca Bianca di sua proprietà.

Nonostante il 1° maggio 1941 l’Amministrazione dell’Istituto faccia richiesta al notaio Antonio Colombi di una fotografia di Angelina Scotti Perego per realizzare il tradizionale ritratto gratulatorio, il pittore Augusto Colombo (Milano, 1902-1969), incaricato della sua esecuzione, decide di eseguire un ricordo allegorico della benefattrice, scegliendo come soggetto “Cristo che guarisce il fanciullo cieco”. Evidentemente gli eventi bellici hanno interrotto il lavoro del pittore, che verrà ultimato soltanto nel febbraio 1947.

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Augusto Colombo
Allegoria in memoria
di Angelina Scotti Perego
Olio su tela, 1947

Altre risorse

Ritratto di Angelina Perego Scotti e Achille Perego: scheda Sirbec
Dipinto "Uscita dalla chiesa" di Angelo Bianca Dell'Oca dal legato di Angelina Scotti Perego: scheda Sirbec
Dipinto "Prime Luci" di Angelo Bianca Dell'Oca; scheda Sirbec

Allegoria in memoria di Antonio Ratti

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Antonio Ratti, figlio di Francesco Ratti e di Rosa Maria Sironi, muore celibe all’età di ottantuno anni il 24 aprile 1878, due mesi dopo aver stilato le proprie disposizioni testamentarie, pubblicate negli atti del notaio Luigi Marinoni. Nel testamento Antonio Ratti, assecondando le intenzioni del fratello Gioachino e della sorella Caterina, defunti rispettivamente nel 1863 e nel 1870, nomina erede universale l’Istituto dei Ciechi, che entra in possesso di un asse netto di quasi ottantatremila lire, con alcuni piccoli legati da soddisfare.

L’eredità comprende la casa di Corso Porta Vittoria 38 a Milano, acquistata dal padre del benefattore nel 1835 contenente effetti preziosi, mobili, suppellettili, lingerie, libri ed alcuni buoni dipinti di pregio tra cui “un quadro dipinto ad olio sopra tela rappresentante S. Antonio” identificabile nell’opera dallo stesso soggetto ancora oggi conservata presso la quadreria dell’Istituto, nonché la sua bottega da falegname.

Il 5 maggio 1883 il rettore dell’Istituto, don Luigi Vitali, segnala al Consiglio il pittore Enrico Bartezago (Milano, 1849-1937), raccomandato dall’amico don Enrico Orsenigo. Il dipinto, viene realizzato in un breve arco di tempo “con concetto allegorico, non essendosi potuto rinvenire alcun ritratto dell’estinto”. Nel quadro la beneficienza è simbolicamente ritratta in una bella e pietosa figura di donna che avvicina un bimbo cieco ad una lapide in cui è scolpito il nome di Antonio Ratti. Il pittore sembra si sia ispirato per il piccolo cieco ad un bimbo di nome Molinari di Luino che morì a 14 anni per una polmonite.

Allegoria in memoria di Antonio Ratti Anonimo ambito lombardo, Sant'Antonio da Padova con Gesù Bambino, olio su tela, seconda metà del secolo XVII
Enrico Bartezago
Allegoria in memoria
di Antonio Ratti
Olio su tela, 1883
Anonimo ambito lombardo, Sant'Antonio da Padova con Gesù Bambino
Olio su tela
Seconda metà del secolo XVII

Allegoria in memoria di Francesca Colleoni

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Francesca De Maestri, figlia del nobile Antonio e vedova del conte Federico Colleoni, scompare in Milano il 9 aprile 1908. Con suo testamento segreto del 23 marzo 1907 (pubblicato negli atti del notaio milanese Enrico Bosisio l’11 aprile 1908) nomina erede universale la sorella già benefattrice dell’Istituto insignita della benemerenza, donna Paolina De Maestri Baragiola Belinzoni, lasciando all’Istituto dei Ciechi un legato di lire 20.000.

L’Istituto deciderà di destinare la somma per l’ampliamento dei refettori dell’Asilo Mondolfo, ente che ospitava i giovani ciechi usciti dai corsi elementari privi di assistenza e di occupazione. In vita, la benefattrice fu donna assai impegnata nelle opere caritative a beneficio della comunità. In Castano Primo si attivò nel 1902 per erigere un ospedale destinato ai malati meno abbienti che divenne alla sua morte “l’Opera Pia Francesca Colleoni De Maestri” (ente morale R. D. 17 marzo 1910).

L’allegoria pittorica in memoria della benefattrice, che raffigura “una signora che leva le spine alla esistenza d’un bambino cieco”, viene realizzata nel 1909 dal pittore Arturo Albertazzi (Novara, 1881 – Ghiffa, 1917) per la somma di lire 350.

Sepolta vicino al marito presso il cimitero Monumentale di Milano, l’iscrizione sulla lapide ricorda la sua “lunga vita spesa per opere di Fede e Carità”.

Arturo Albertazzi, Allegoria in memoria di Francesca De Maestri Colleoni, olio su tela, 1909
Arturo Albertazzi
Allegoria in memoria di Francesca De Maestri Colleoni
Olio su tela, 1909

Altre risorse

Foto dell'Ospedale de Maestri Colleoni: scheda catalogo Sirbec

Allegoria in memoria di Giuseppina Guggelloni

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Giuseppina Gugelloni, nata in Casalpusterlengo il 3 settembre 1875 da Aurelio e da Angelina Cesaris, muore il 29 maggio 1954 presso la Clinica “La Quiete” di Varese all’età di settantanove anni, dove era ricoverata.

Nubile, con il suo testamento stilato il 9 agosto 1949, pubblicato negli atti del notaio Paolo Cozzi di Besozzo, nomina eredi universali del proprio patrimonio - ammontante a oltre diciassette milioni tra risparmi, titoli, obbligazioni , azioni -  l’Istituto dei Ciechi e la Piccola Opera per la Salvezza del Fanciullo di via Boscovich 15, riservando al nipote Franco Ricordi la rendita vitalizia di 60.000 lire annuali e alla sorella Carla, moglie di Emanuele Ricordi i suoi effetti personali gioielli, libri, mobilia e lo spoglio personale. La benefattrice chiese “funerali modestissimi e nessun annuncio sui giornali” e oggi riposa presso il cimitero di Belforte di Varese.

Il dipinto commissionato il 25 agosto 1956 a Giuseppe Valerio Egger (San Gallo, 1896 – Appiano Gentile, 1988), entra nella quadreria dell’Istituto il 25 febbraio 1957. In tale occasione il pittore fa dono del bozzetto al segretario dell’Istituto Giuseppe Andreoli, ma nonostante tra le carte testamentarie si conservi tuttora la carta d’identità della benefattrice, l’artista decide di sostituirne la tradizionale effigie gratulatoria con una composizione allegorica dal titolo “Gesù che guarisce il cieco”.

Allegoria in memoria di Guggelloni
Giuseppe Valerio Egger
Allegoria in memoria di Giuseppina Guggelloni
Olio su tela, 1957